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Il Barba: la scena è morta per spappolamento
giugno 7th, 2010 · 9 Commenti » by Bass
E’ un arrivederci malinconico. Il Barba si ferma qui, almeno per quanto mi riguarda. L’inventore di italygiglist nel momento del commiato scriveva: “la scena è morta per spappolamento”. Qualcosa è cambiato anche qui. E’ difficile mantenere alta l’attenzione per quattro o cinque anni senza perdere quella voglia di raccontare al di là di tutto: del riscontro, di qualche rischio e del tempo sacrificato. Personalmente quella voglia non mi abbandona e forse prenderà altre forme. Ringrazio tutti quelli che sul vecchio blog e sul nuovo Barba hanno speso tempo commentando i nostri post, quelli che hanno sostenuto le nostre piccole battaglie e soprattutto coloro che si sono presi la briga di scrivere e mandare le bellissime foto che abbiamo pubblicato. Abbiamo scritto cazzate e qualche volta anche articoli dei quali andiamo orgogliosi. Parole che per prima cosa mi hanno aiutato ad aprire gli occhi. Spero che qualcuno di voi abbia vissuto la stessa esperienza. Così sarà servito a qualcosa. Ringrazio poi il vero Barba, quello che ci ha prestato il nome e per qualche tempo anche la faccia, è sempre d’ispirazione.


“Da piccolo non sono molto sveglio. Può sembrarvi incredibile, ma io, uno dei padri della fisica moderna, sono considerato un po’ tonto. Questo perchè a quattro anni non parlo ancora, e a nove faccio fatica a formulare un discorso usando le parole giuste”. Albert Einstain
Affollamento, mancanza di personale interno e condizioni ai limiti della decenza: nelle carceri italiane i detenuti sono abbandonati a loro stessi. Le prigioni scoppiano e i detenuti si uccidono. 20 dall’inizio dell’anno, 100 negli ultimi diciotto mesi. “Molti lo avranno fatto per sofferenze legate a vicende famigliari, a depressione, a fattori imprevisti e imprevedibili, ma almeno qualcuno – spiega l’Osservatorio permanenti sulle morti in carcere – è stato certamente spinto a togliersi la vita da condizioni detentive divenute insopportabili, sia dal punto di vista del trattamento che della sorveglianza”.