lotta alla mafia, news
A scuola è meglio non parlare di mafia
marzo 9th, 2010 · by Bass
Parlare di mafia e di ‘ndrangheta è una questione di colore politico? Informare gli studenti, permettere loro di parlare faccia a faccia con i magistrati che si battono coraggiosamente per la legalità fa parte di scelte ideologicizzate? Per l’amministrazione comunale di Merate sì, tanto che l’assessore all’istruzione del comune lecchese, guidato dal centrodestra, si è rifiutato di concedere il finanziamento all’ iniziativa organizzata dai ragazzi di quarta del liceo scientifico Maria Gaetana Agnesi che, con una scelta coraggiosa e innovativa, partiranno per una gita nella Locride.
Un progetto preparato con cura dopo un incontro con il pm di Mani Pulite Gherardo Colombo e la collaborazione di don Gino Rigoldi e Aldo Pecora di “Adesso ammazzateci tutti”. Un viaggio di cinque giorni durante i quali gli studenti lecchesi incontreranno i coetanei del “Leonardo Da Vinci” di Reggio Calabria, per conoscere direttamente da loro cosa significhi studiare e crescere in una realtà dove l’illegalità la fa da padrona. Quindi Stilo e Rocella Jonica e l’incontro con le cooperative sociali che riabilitano i ragazzi sottratti alla criminalità. E poi ancora l’illuminante scambio di vedute con il magistrato anti-’ndrangheta Nicola Gratteri che da tempo vive sotto scorta.
Una scelta positiva e di responsabilità ma non per il comune che ha deciso di non concedere contributi alla scuola sostenendo che si tratti di ”scelte di parte politica”. “Mi è sembrato che il progetto abbia connotazioni ideologiche abbastanza marcate”, riferisce il Comune. Come dire che legalità, lotta alla mafia ed educazione hanno colore politico.
“Viene spontaneo chiedersi se, per caso, per essere imparziali ed essere in linea con le intenzioni dell’attuale Amministrazione si doveva forse invitare tra gli oratori anche il senatore Nicola Di Girolamo, cacciato dal Senato della Repubblica tra gli applausi del Popolo delle Libertà?», ironizza Achille Panzeri, consigliere dell’opposizione.

#1. Stefano scrive:
Non è accettabile che dalla parte delle istituzioni vengano trasmessi questi messaggi. Mi viene il vomito a pensare che ci siano degli assessori comunali imbecilli a tal punto…
Spero che si levi una protesta importante per far emergere la gravità del fatto. Bisognerebbe organizzare qualcosa per rendere ben chiaro a lui, e a chi è come lui, che cosa significhi la mafia per chi ne subisce le prepotenze, e farlo davanti a tutti i meratesi. Sbattergli in faccia qualche dato (*) per far sì che si renda conto delle idiozie che ha detto, e farlo capire soprattutto ai suoi elettori che hanno fatto eleggere una simile merda d’uomo.
*La mafia in Calabria ha un reddito annuo pari a quasi il 3% del PIL, secondo un nuovo rapporto.
La relazione stima il guadagno annuale della mafia calabrese chiamata ‘ndrangheta a 44.000.000.000 (44 miliardi) di euro.
Il rapporto spiega che i risultati criminali ed economici raggiunti dal “gruppo” non sono presi sul serio dalle autorità italiane.
La relazione dimostra che la mafia calabrese è ormai diventata, a tutti gli effetti, una multi-nazionale del crimine.
Analizzando i dati ufficiali dell’istituto di ricerca Eurispes si evince che il “gruppo” abbia un reddito annuo pari al 2,9% del Prodotto Interno Lordo italiano e superiore a quello di Estonia e Slovenia messi insieme.
Il commercio e lo spaccio di stupefacenti rappresentano oltre il 60% del “fatturato”.
Oltre alla portata globale, le 130 famiglie mafiose esercitano un immenso controllo in Calabria.
Negli ultimi 15 anni, un consiglio comunale su 10 in Calabria è stato sciolto per presunte infiltrazioni mafiose e la dipendenza da legami di sangue degli apparteneti alle varie cosche fa si che a differenza di Cosa Nostra ci siano pochissimi pentiti.
Il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, spiega che la risposta dello Stato italiano è insufficiente e che il fenomeno è sottostimato.
I politici evitano di parlarne perché si tratta di una questione delicata e di un problema di difficile soluzione, e i mass media tendono a seguirne l’esempio.
La relazione sottolinea che polizia e magistrati hanno bisogno di più risorse.
Mette in guardia anche sul fatto che la ‘ndrangheta sia sempre più infiltrata nell’economia legale, non solo in Italia, ma anche all’estero, in quanto mira a riciclare i suoi profitti di droga.
Un altro aspetto inquietante che mette in luce il rapporto dell’Eurispes è che tra il 1999 e il 2008 in Calabria si sono verificati 202 omicidi per motivi di ‘ndrangheta facendo registrare un incremento del 667%. Un omicidio volontario su 3, in Calabria è da ascriversi alla ‘Ndrangheta. (fonte BBC; CC75)
E se ancora non dovesse capire bisognerebbe tirarlo giù a calci in culo ’sto bastardo!