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“Io schiavo di Hitler”

gennaio 25th, 2010 · by Bass

schiavi di hitler ”E’ importante ricordare: perchè quel che è successo non succeda mai più. Dovevamo lavorare tra infiniti patimenti, lavorare e ancora lavorare…e chi non lo faceva spariva per sempre»: per Pasquale Frigerio, nato a Imberido di Oggiono  nel 1923 e per quasi due anni, fino al termine dell’ultima guerra nelle mani dei tedeschi e uno dei tanti italiani “schiavi di Hitler» nella catena di montaggio della Volkswagen, è come se fosse successo ieri.

Indelebili nella memoria le sofferenze, la paura e la fame. Frigerio è ospite del ciclo di incontri «Percorsi nella memoria 2010» che fa tappa in molti comuni del Lecchese. Ex prigioniero militare in Germania Frigerio incontra gli studenti e le persone che vogliono sapere cosa è successo veramente in Germania in quei terribili anni.
«Quando mi hanno preso pesavo 80 chili e avevo diciannove anni. Quando sono tornato a casa ne pesavo 48 – racconta Frigerio nella sua casa di Oggiono affacciata sul lago -. Ero del Genio in una compagnia di meccanici. L’8 settembre eravamo a Santa Maria di Capua ei comandanti ci hanno detto di passare da Roma. Però abbiamo proseguito e a Reggio Emilia ci hanno beccato i tedeschi».

In quel momento Frigerio viene caricato insieme ad altri militari su «vagoni bestiame», come li ha definiti. Diretti non si sà dove. So che siamopassati da Bolzano e quando alcune crocerossine sono arrivate a darci qualcosa da mangiare sono riuscito a scrivere un biglietto per la mia famiglia. Più tardi ho saputo che quel messaggio era arrivato a casa – racconta Frigerio -. Dopo un lungo viaggio trascorso senza cibo e acqua siamo arrivati al campo di concentramento di Fallinbosten e sono passato sotto la scritta «Il lavoro rende liberi». Era un vero e proprio centro di smistamento. Ce n’erano tutte le razze».
Grazie alle sue doti di meccanico, e soprattutto la sua «arte» di rettificatore imparata nelle fabbriche del Lecchese, Frigerio finisce nella catena di montaggio della Volkswagen. Lavora ai famosi “Maggiolini” nella fabbrica-prigione di Wolfsburg. «Non c’era mai da mangiare, ma io mi davo da fare lo stesso. Perchè chi non lavorava veniva portato via e a volte ritornava in condizioni disastrose. A volte le persone venivano talmente malmenate da non reggersi più in piedi. Siamo finiti sotto i bombardamenti. Un giorno siamo tornati in fabbrica e non c’era più nessuno. Era il 24 aprile del 1945».

Per mesi Frigerio ha cercato  di ritornare a casa ma è stato sempre ricacciato indietro. E’ tornato a giugno: a piedi dalla Germania a casa. Nel 1963 a Frigerio e ai “lavoratori di Hitler” è stato riconosciuto un indennizzo come «vittime di persecuzione nazionalsocialista». «Quei soldi a Oggiono non sono mai arrivati», spiega e conclude con una ricordo tragico e un monito: «Mi è capitato di guardare da vicino anche i campi di sterminio nei quali erano rinchiusi gli ebrei. E ho o visto bene, purtroppom, anche quello che succedeva lì dentro. Per questo dico ai ragazzi che incontro che le immagini che si vedono al cinema e  in televisione di quegli orrori sono proprio vere. Quindi non dimenticatelo!».

by Bass

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