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Alberi al posto delle trivelle in Val Curone
luglio 13th, 2009 · by Bass
All’inizio sembrava uno scherzo ma con il passare delle settimane si è capito che era tutto vero: i vertici dell’australiana “Po Valley” hanno intenzione di innalzare trivelle per cercare oro nero e sfruttare un giacimento da 50 mila barili di greggio al giorno nel Parco della Val Curone, nel Lecchese, paradiso verde di agricoltura di qualità e ottimi vini.
Duemila persone, forse addirittura di più, ieri pomeriggio si sono date appuntamento a Fornace, località di Rovagnate, per ribadire la contrarietà del territorio alla ricerca di petrolio nel Parco regionale della Valle del Curone e di Montevecchia, ultimo polmone verde della Brianza. La maggior parte sono arrivate a piedi, molte in bicicletta, perchè è stata una giornata all’insegna della difesa dell’ambiente.
Tra i partecipanti alla manifestazione, organizzata dal comitato “No al pozzo”, anche una ventina di sindaci del circondario e tre parlamentari tra senatori e onorevoli. Nessuno del Centrodestra (fra loro il neopresidente della Provincia di Lecco che in campagna elettorale andava dicendo che quella dei pozzi a Rovagnate non era altro che una bufala). L’incubo della gente che vive in questi luoghi si è materializzato nelle scorse settimane quando il Governo ha avocato a sé tutte le scelte in materia di sviluppo energetico, escludendo Amministrazioni comunali e provinciali e le stesse Regioni.
I due emendamenti (targati Pd) attraverso i quali l’opposizione chiedeva al Governo di rivedere la sua decisione di concedere a Po’Valley il nullaosta nonostante il parere contrario degli enti locali sono stati bocciati. Avrebbero permesso di archiviare subito la partita contro le trivellazioni petrolifere all’interno del parco. E’ successo anche grazie ai voti dei tanti leghisti che si proclamano difensori del patrimonio e delle tradizioni locali legate al territorio. Fra loro anche l’ex sindaco di Lecco Lamberto Bodega, ora senatore della Repubblica, costretto a mandar giù un boccone amaro per una questione di appartenenza politica.
«Oggi piantiamo questi gelsi nella speranza che quando noi ci saremo le generazioni future possano ancora usufruire di questo meraviglioso parco naturale senza pozzi di petrolio», si legge sulle targhe poste ai piedi dei due alberi che non dovranno mai essere rimossi.
