culture
God’s of metal ‘09
giugno 30th, 2009 · by Bass
Due giorni duri per i veri metallari che sono usciti ustionati dal forno dello stadio di Monza. Per chi aveva stivali zeppati e trucco pesante poi è stata una lotta per sopravvivere. Il mio God’s of metal 2009 è iniziato il secondo giorno, con i due guardiani di “crack the sky” che custodivano sullo sfondo lo stage già pronto per accogliere i Mastodon.
Ero lì per loro e non hanno deluso. Ma è davvero arrivato il momento di vederli in un tour tutto loro (con i Converge poi sarebbe il mio sogno). Quaranta minuti sono pochi, soprattutto nel primo pomeriggio, quando ancora manca l’atmosfera giusta. I quattro però sono veramente “mastodontici” sia per il sound, soprattutto nell’impatto devastante delle due chitarre che si rincorrono, sia per la tecnica. Impressionante la disinvoltura di Brann Dailor (batteria) anche nei pezzi più scombinati.
Lo spettacolo non poteva aprirsi se non sulle note di “Oblivion” che apre anche “Crack the sky” l’ultimo concept album della band di Atlanta. A livello strumentale impeccabile. Per quanto riguarda le due voci un po’ un mezzo disastro, ma si sa: non sono il loro forte, anche se poi vanno decisamente meglio negli altri pezzi in scaletta. Seguono pezzoni come “Blood and thunder” e “Iron Tusk” dal disco “Leviatan” e Crystal Skull da “Blood mountain”. Il pubblico si dimena sudato.
La gente si ferma e resta assorta invece quanto i Mastodon tornano sulle atmosfere cupe di “The Czar”. E’ un momento di ipnosi collettiva che potrebbe durare ore, ma purtroppo è solo un coito interrotto dalla scaletta del God’s of metal che darà più visibilità solo alle band della serata. Sul palco di sinistra sale Tarja, bella donna, ma lasciamo perdere tutti sti vocalizzi che finiscono per stracciare le palle dopo cinque minuti.
Subito dopo è il momento dei “Down”. Phil Anselmo è in grande forma. La voce è la stessa di sempre ed è un piacere pensare ancora una volta ai Pantera che non ci saranno più. Il ricordo è inevitabile, ma il suono southern della nuova formazione è coinvolgente e va decisamente oltre. Anselmo sa parlare con il pubblico e i cinque si lasciando andare anche a qualche improvvisazione che all’ultimo pezzo coinvolge anche i due chitarristi dei Mastodon. Travolgenti le canzoni dell’ultimo lavoro “Over the under”. Anche per loro il tempo a disposizione è davvero troppo poco.
Seguono i Blind Guardian ed ero talmente frastornato che sono crollato sulle gradinate roventi, mentre dietro di me “friggevano” le bonghe, per poi svegliarmi in un bagno di sudore quando dall’altra parte già stavano suonando i Carcass. Qualche pezzo meritava davvero, ma tutto sto doppio pedale alla lunga trasforma tutto in un terremoto monotono.
Finalmente il sole tramonta ma ci sono ancora i Dream Theathre: troppi assoli, troppo prog, troppo tutto. Cerco di scappare dall’onda d’urto delle case. Mi siedo e aspetto. I gradini sono ancora roventi. Finalmente arrivano gli Slipknot. Scendo in mezzo alla gente. Il volume sembra essere il doppio rispetto al pomeriggio. Lo show è il solito ma Corey (grandissima voce) e compagni (con le nuove maschere) sono travolgenti come sempre, anche ora che sono passati esattamente dieci anni dall’uscita di “Slipknot”.
Danno l’impressione di essere veramente una grande famiglia che proprio negli show dal vivo trova le motivazioni per continuare a suonare heavy. Ormai è notte. Dopo l’ennesima birra “offerta” dall’amico Fuma finalmente è il momento di un po’ di silenzio.

#1. Anonimo scrive:
p.s. Fratello Metallo ha rotto talmente i coglioni che quando usciva sul palco tutto il pubblico intonava un poderoso “PORCO DIO!!!”