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Avventura al limite sulla Sud del McKinley

giugno 22nd, 2009 · by Bass

magni.jpg«Abbiamo  vissuto un’esperienza incredibile, non dimenticherò la fatica  immane per portare zaini pesantissimi fra crepacci enormi, torri di ghiaccio, il vento che soffiava dal Circolo polare artico e scuoteva la nostra tenda e noi “rimbecilliti” lì dentro che aspettavamo il momento per  riuscire e andare in vetta. Non potevamo più tornare indietro, l’unico possibilità era continuare a salire. Avevamo gli scarponi “da ottomila” e ci esplodevano i polpacci. Ogni giorno era una battaglia».

È questa la Sud del McKinley di Eugenio Manni e Fabio Valseschini, i due alpinisti lecchesi che alle sei del pomeriggio dell’11 giugno sono sbucati in vetta, a 6.194 metri,  dopo essersi lasciati alle spalle la via più temibile della montagna più alta del Nord America. Una via simbolo per l’alpinismo lecchese perché i primi a «risolverla» furono Riccardo Cassin e compagni nel 1961. «Sinceramente  mi aspettavo una via più da rocciatori, ma in realtà ci siamo trovati a scalare su un infinito couloir di ghiaccio, almeno fino a 5.200 metri. Una progressione che richiede uno “stile alpino” abbastanza al limite dell’umano – racconta ancora pieno di emozione Eugenio Manni – Ci ha preso un po’ in contropiede anche perché è come scalare un settemila himalayano. Stesso equipaggiamento e una valanga di materiale nello zaino».

Una settimana vissuta al limite con temperature di -30 gradi e i fornelletti indispensabili per bere e mangiare che a un certo punto non ne hanno più voluto sapere di funzionare. «Eravamo fuori dalle difficoltà, dalla terza fascia rocciosa, e dal campo base gli altri ci sentivano già esultare, perché effettivamente mancava davvero poco per raggiungere la vetta. “Siete troppo euforici”, ci comunicavano via radio. Quando quei fornelletti non si sono più accesi è iniziata un’altra odissea.  «Non avevamo più da bere e sapevamo che potevamo rischiare congelamenti.  – spiega Manni -. Eravamo ormai senza forze e ci ripetevamo: “Fuori di qui, bisogna correre” e malgrado il vento fortissimo siamo usciti dalla tenda». I due alpinisti hanno iniziato a salire lentamente, ma allo stremo delle forze la progressione era lenta.

«Possiamo decidere ancora della nostra vita. A me non interessano le medaglie alla memoria», ha confidato Eugenio a Fabio. «Abbiamo chiesto ai ranger di mandare un elicottero con alcuni rifornimenti. Così abbiamo potuto continuare fino alla vetta». La discesa è stata affrontata in sole 27 ore. «Ci hanno prestato delle slitte e ad un certo punto ci siamo seduti e siamo scesi velocissimi saltando anche i crepacci».

by Bass


1 Commento

  • giugno 29th, 2009
  • #1. Anonimo scrive:

    sto video di michael????

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