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Got That Feeling!

giugno 16th, 2009 · by Butch

barba3.jpgCi sono band che valgono dieci minuti scarsi della tua attenzione. Band che arrivi nell’inferno del PalaSharp, non fai in tempo a bestemmiare per i cinque euro che ti chiedono per una birra che sembra piscio, entrare in sauna per un primo sopralluogo e renderti conto che la gente che sta là sul palco non solo non ti comunica niente, ma ti mette addosso anche un senso di tristezza e di vuoto e di sdegno, per colpa del loro sound banale, monocorde, oltremodo noioso.

Ci sono band che te che hai speso una cinquantella e ormai sei lì, dici che sì, vale la pena vederle dal vivo, in fondo hanno un nome noto e alcuni dischi alle spalle, hanno un sacco di fan che definire emo-dark potrebbe essere azzeccato e c’hanno pure una front-woman piuttosto sexy, che ha dalla sua una voce di tutto rispetto. Ci sono band, come i Lacuna Coil appunto, che ti riducono in polvere i gioielli di famiglia in meno di un quarto d’ora. Ti sembra di ascoltare un unico e monotono e lunghissimo brano, per niente trascinante, da sbadigli a scena aperta.

Inizi a capire che la qualità musicale del festival è quella che è, inizi a trepidare per l’attesa dei pezzi da novanta, mentre ti scoli un’altra birra tanto per far passare il tempo più in fretta e per stordirti un pochettino, perchè sennò che razza di concerto rock è. Ci sono band che rivedi volentieri, vuoi per l’operazione nostalgia (reunion esclusiva per l’Italia, wow, che onore…), vuoi perchè dieci anni fa scarsi eri abituato a quel sound massiccio e vagamente funk, che nella peggiore delle ipotesi ti faceva saltare e slogarti il collo a forza di ballare, magari al RollingStones. Ci sono band che ti sono familiari e vicine, perchè quando il crossover imperava ed era di moda, chiunque si avvicinasse a quel genere contaminato lo prendevi in considerazione.

Ci sono band come i Limp Bizkit dunque, che dici sì, spaccano ancora, sono puliti nell’esecuzione e ancora carismatici mentre suonano i loro pezzi che sembrano per l’appunto adatti ad una discoteca per teenager troppo piccoli per aver apprezzato il vero grunge, e abbastanza frivoli da indossare cappellini rossi e scarpe firmate. Insomma, non è che puoi odiare Fred o DJ-Lethal, è che quando li guardi e li ascolti, poi ti rendi conto di come una stagione fortunata di metal-hiphop e un paio di dischi decenti all’attivo (annoverarne tre, sinceramente, sarebbe troppo generoso) abbia concesso loro di riproporsi facilmente sulla scena con un live appena passabile, pigliarsi un sacco di soldi, e tornare in America a vivere di merchandising, droghe e ragazze facili.

E poi ci sono band che lasciano il segno, che tracciano una linea di demarcazione netta, nettissima. Chiara per tutti. Ci sono band che annullano totalmente quelli che ci sono stati prima di loro su quel palco. Ci sono band che appena guadagnano la scena, ti rendi conto che i gruppi precedenti non sono nemmeno lontanamente degni di calcare lo stesso palcoscenico. Ma nemmeno di pisciare nella stessa latrina del back stage! Niente. Ci sono band come i Faith No More che si presentano dal vivo e te t’aspetti un’apocalisse di suoni violenti e distorti per scaldare il pubblico, e loro invece ti sorprendono con una cover di Reunited (direi non a caso) del duo Peaches and Herb, arrangiata con una classe ed una raffinatezza di tocco impareggiabili.

Si presentano così, come i cavalli di razza che sono. Morbidi come la carezza di un guanto di velluto, devastantemente inarrestabili come un carro armato. Il messaggio che ti arriva dopo l’intro a sorpresa seguito da The Real Thing è proprio questo: nonostante la farsa di Mike che si presenta zoppicante con bastone da passeggio a sostenerlo, loro saranno pure invecchiati, ma restano sempre i migliori. La scaletta prevede due pezzi per disco fino a King For a Day, prima di rimescolare le carte in tavola. Epic, Land Of Sunshine, The Gentle Art Of Making Enemies, Ashes To Ashes, Introduce Yourself, I Started A Joke, Caffeine, Be Aggressive, PokerFace (sì, proprio quella della platinata icona usa e getta, l’ennesima divetta con la data di scadenza che Mike e soci hanno il tempo di prendere in giro) fino alla chicca, al regalo confezionato con cura per il pubblico italiano: Evidence, tradotta.

Evidenza, che per stessa ammissione di Mike a fine brano “suonava un po’ troppo alla Eros”. E in questa frase è racchiusa tutta la magia speciale che si merita il pubblico di Milano: gustarsi un pezzo completamente riscritto in italiano e sbellicarsi per i siparietti della rockstar Patton adottata dal belpaese. “Lasciateci dieci minuti di pausa che siamo vecchi, almeno per un grappino”. “Ma dov’è andato il batterista? A pisciare? O a farsi una sega? Segaiolo di merda!”. “Sono troppo vecchio per queste cazzate”. Vecchi per modo di dire, ma di certo non ancora troppo vecchi per dimostrare ampiamente di essere e animali da palcoscenico e musicisti unici: non sbagliano una nota, i passaggi della sezione ritmica sono accurati come da disco (qualcuno ha detto migliori?), la voce di Mike ha ancora la forza di un poderoso ruggito che ti fa ribollire il sangue nelle vene oltre ad essere, quando serve, calda e avvolgente.

Strepitosi. Ci sono band che quando le senti hai voglia di ridere per la gioia e di piangere per la commozione. Di spaccare tutto quello che ti sta a tiro tanta è l’adrenalina che riescono a trasmetterti. E’ talmente straripante l’energia con cui ti coinvolgono che Mike lo vorresti abbracciare e vorresti che per un giorno fosse tuo padre, tuo fratello maggiore, tuo cugino, o almeno il tuo buon amico con cui condividere qualcosa di più che un’ora e mezza di concerto live. Ci sono band che non ti stancheresti mai di ascoltare dal vivo e che qualsiasi pezzo ci sia in scaletta, rimani a bocca aperta con i brividi lungo la schiena a dire: “Che figata, fanno anche questa”. E’ altrettanto vero che, a concerto finito, quando esci e torni a respirare, ripensi alle canzoni che purtroppo non hanno proposto e ti rammarichi perchè capisci che ti avrebbe accontentato soltanto un – Rock in Idro – coi Faith No More e basta.

by Butch


10 Commenti

  • giugno 16th, 2009
  • #1. Anonimo scrive:

    bella Butch!!! Un porco dio io lo aggiungerei al tuo bell articolo…perchè ne ho esclamati almeno 2 a pezzo durante il concerto!!!! Mike Bordin spaccava il culo ! Un batterista non deve necessariamente rullare a nastro o sdoppiopedalare a canone per essere un grande…….cristo mi veniva duro a vederlo pestare su quelle cazzo di pelli come se fosse la prima volta ..a occhi chiusi potrei riconoscerlo suonare in mezzo a mille!Uno dei miei batteristi preferiti!!!!!Patton ha fatto il vuoto…penso che i tanti” cantanti “presenti abbiano preso una bella pettinata(non che ci fosse bisogno di scoprirlo proprio al concert)!!!! Mike non canta………SUONA con sta cazzo di voce!!!!concerto da9,5..non 10 perchè avrei voluto durasse tutti gli album più qualche bis!!! FAITH NO MORE PORCO DIO pietro

  • giugno 16th, 2009
  • #2. Ge scrive:

    Da sborra.

  • giugno 16th, 2009
  • #3. savohead scrive:

    Concordo in pienissimo Butch, per raccontare un concerto così, ci si potrebbe impiegare giorni e non si riuscirebbe a rendere l’idea di ogni minima cosa. Sto cercando di farlo e continuo con un incessante “…e poi han fatto…” dopo aver liquidato la sequela impastoiata degli altri gruppi in un discorso di cinque minuti scarsi.
    La cosa più evidente è l’atemporalità della classe: vedi proprio che nel susseguirsi di cattivoni giovani che ti fanno saltare e headbang-are per un tot, ti potresti confondere e anche un po’ annoiare; non spicca nulla e, anche se qualcosa di innovativo c’è, è ben diluito e portato fuori a forza. Invece lì, tra quelle quinte infinite e rosseggianti, non solo c’erano novità e picchi, ma non riuscivi a trovare qualcosa, in tutto quello che avevi sentito fino ad allora, che ci si avvicinasse anche solo un poco. Tra le “gazzate” che “disceva” il Mike c’erano canzoni che ancora adesso ti caricano come poche altre, che ti incantano più di molte altre e che ti fanno ridere/piangere come hai detto tu.
    Come ho già avuto modo di dire: “Questi ti incantano. Il massimo del piacere fisico tattile è il sesso?! Bene, questi fanno sesso con le tue orecchie.

    Anzi no, ci fanno l’amore.”

  • giugno 16th, 2009
  • #4. Anonimo scrive:

    porco dio…never forget!!!

  • giugno 16th, 2009
  • #5. Folo scrive:

    Conosco solo di nome e fama i Faith No More, mi consigliate un album da cui partire?

  • giugno 16th, 2009
  • #6. Anonimo scrive:

    @Folo: The Real Thing
    ;-)
    Butch

  • giugno 16th, 2009
  • #7. savohead scrive:

    Se Butch mi permette, confermo il suo consiglio, ma aggiungo un appuntino.
    The real thing è il preferito di molti fan dei Faith no more, è abbordabile, sì, ma più ostico di un molto più “monolitico” (leggi “easy-listening”) King for a day.
    Quindi sì, prova con The real thing, ma tieni conto di non disdegnare, se li trovi “strani”, passa a King for a day e annuirai contento.

  • giugno 16th, 2009
  • #8. Anonimo scrive:

    guardateli live su youtube……..spaccano…e ogni tanto sfoggiano pure magliette MotoGuzzi!!!

  • giugno 16th, 2009
  • #9. Anonimo scrive:

    A sto punto forse pure un bel We Care a Lot che è il greatest hits così ti fai una panoramica completa… il mio preferito cmq è Angel Dust! Butch

  • giugno 17th, 2009
  • #10. Folo scrive:

    Ok vada per il greatest hits. Idoli se indossano MotoGuzzi.

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