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Mariolone a quota dieci

maggio 25th, 2009 · by Bass

mariopanzeri1.jpg«Dopo tutto  quello che è successo mi sono accorto che questa montagna mi aveva rubato lo spirito. Ho fatto di tutto per andare in vetta a riprendermelo», Mario Panzeri può finalmente rilassarsi, dopo due mesi di attesa e tre tentativi. Martedì scroso è finalmente riuscito a raggiungere la vetta del Manaslu, 8.163 metri, il cui nome in sanscrito significa «Montagna dello spirito». È l’ottava montagna più alta della terra e Panzeri ha lottato fino all’ultimo, anche quando era rimasto senza compagni, per riuscire a portare a casa la cima.

«Questa montagna mi ha spremuto tutte le energie. Quando sono riuscito a scendere, ero davvero molto stanco – spiega l’alpinista attraverso il telefono satellitare al campo base, la sua casa per quasi due mesi -. Mi ha fatto tribulare parecchio, è stata davvero una faticaccia». Erano le undici del mattino di martedì quando davanti a lui non c’era più nulla da scalare. Era in vetta. Il tempo di qualche scatto e immediatamente la discesa per cercare di sfuggire ad una perturbazione prevista per il  pomeriggio. «Ho cercato immediatamente di scendere il più in fretta possibile. Volevo raggiungere il campo base prima di sera. Mi sono abbassato velocemente, ma quando sono arrivato sopra campo 2 è arrivato il brutto tempo. La traccia era scomparsa e non si capiva più nulla. Mi sono dovuto fermare per aspettare che si vedesse qualcosa e quindi riprendere la discesa. Fortunatamente dopo circa mezz’ora sono riuscito a capire dove mi trovavo e sono ripartito. Sono arrivato al campo base alle 18.30». 

Mario Panzeri, che in vetta è arrivato da solo dopo aver staccato un gruppo di alpinisti spagnoli che erano partiti con lui da campo 4 a 7.400 metri, è stato l’unico a tornare fino al Base prima di sera. Partito dall’Italia il 27 marzo con la spedizione di Mario Merelli, per quasi due mesi ha dovuto fare i conti con le condizioni estreme della montagna. Neve e vento forte che hanno stroncato il primo tentativo alla vetta, quando gli alpinisti si trovavano a poche centinaia di metri dall’obiettivo. Dopo la rinuncia di molti alpinisti che erano con lui durante i tentativi precedenti Panzeri ha deciso di rimanere da solo, mentre gli altri lasciavano il campo base.

«Non so nemmeno io come ho fatto a resistere tutto questo tempo, combattere la solitudine e le difficoltà dovute al maltempo. La Paola (mia moglie) mi ha aiutato tantissimo. Era lei che mi convinceva a rimanere anche quando le cose andavano male – spiega l’alpinista -. Quando fuori dalle tende continuava a nevicare giocavo con la Playstation e leggevo libri». Panzeri ha sfruttato l’ultima occasione regalata da una finestra di bel tempo abbastanza lunga da permettere l’attacco. È tornato verso i campi alti  ed è salito in cima. Il suo decimo ottomila. Tutti senza l’aiuto dell’ossigeno.

by Bass

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