culture
Lo statista
febbraio 23rd, 2009 · by Bass
“Zygmunt Bauman scrive: “Il mondo contemporaneo è un contenitore pieno fino all’orlo di paura e una disperazione erratiche, alla ricerca disperata di sfoghi”. Attraverso l’uso sapiente della comunicazione istituzionale (le esternazioni improvvisate e i comizi preparati) e televisiva (i titolo dei giornali amici o le campagne dei giornali-parenti) il Cavaliere riempie ancora di più il contenitore , e al tempo stesso promuove se stesso come l’unco in grado di svuotarlo”.
“La cultura di Mussolini poggiava su tre elementi costitutivi principali: un postivismo elementare, un volontarismo neoidealistaco forti coloriture pragmatiche e un relativismo assoluto. Chi è più positivista di Berlusconi, il venditore di sorrisi, l’uomo con il sole in tasca, che commercia in miracoli con gli italiani”.
“Libero chiunque di credere che dietro il grande “pastone” informativo che ogni giorno ci ammannisce “nostra sorella televisione” non ci sia una regia. Ma dismostrare il contrario è una probatio diabolica, banchè ci sia sicuramente chi è ancora convinto che il buone Gesù sia morto di freddo”.
“Banchè non pensi che il terzo governo Berlusconi costituisca il “punto più basso” della Storia dall’unità d’Italia ad oggi, sono convinto anch’io che Berlusconi, prima che essere fattore di corruzione, nasca “da una lunga, insistita, fortunata pratica della corruzione” e che rappresenti “fedelmente la decadenza crescente di pianeta Italia”.
“Sotto qualche aspetto rischiamo più di allora: Mussolini era uomo politico, con difetti calamitosi ma non affarista nè pirata; e intellettualmente valeva alquanto più del musicante da crocriera, impresario edile, piduista, spacciatore del loto televisivo”.
“Cos’è un regime? Leggo dal Devoto-Oli: “La direzione politica considerata nelle sue caratteristiche istituzionali, nelle premesse ideologiche cui si ispirava e nella libertà che si autoconferisce nell’esercizio del potere”.
“E’ stato lui il primo a dare una cornice competitiva e spettacolare alle politica, separando gli italiani “della libertà” dai “comunisti”, e quindi a declinare la gara elettorale come un giudizio di Dio fra due Italie separate e non conciliabili…Sarebbe superfluo dire che il format è inpreciso, e non descrive nulla della società contemporanea, se non fosse che come modello proposto in pubblico ha succeso. Il maestro del format è ovviamente Berlusconi”.
da “Lo statista” di Massimo Giannini
Ho iniziato a leggere il libro di Giannini, vicedirettore di Repubblica, qualche mese fa: mi sembrava la solita presa di posizione contro l’autoritarismo di Berlusconi, forse addirittura esagerato nei paragoni con alcuni aspetti del Ventennio. L’ho ripreso dopo un paio di mesi, durante i quali abbiamo assistito all’escalatione autoritaria: la costituzione, la sicurezza, la vita e la morte, la laicità dello stato….mi è sembrato all’improvviso tutto drammaticamente vero.
