culture, libri
Il fuoco sotto la neve
Luglio 8th, 2008 · by Bass
di Palden Gyatso
“Gli oppressori negheranno sempre di essere stati oppressori. Tutto ciò che posso fare è rendere testimonianza di quanto ho visto e vissuto e narrare il tragico viaggio della mia vita. La nostra sofferenza è scritta nelle vallate e nelle montagne del Tibet. Ogni villaggio e ogni monastero nel Paese delle Nevi può raccontare storie di crudeltà inflitte al nostro popolo. E tutte queste sofferenze continueranno finchè il Tibet non tornerà libero”.
“Le guardie mi legarono le mani dietro la schiena con una corda, poi gettarono l’estremità della corda sopra una trave di legno. Tirarono la corda sollevandomi le braccia, storcendole quasi strappandole dalle cavità articolari. Urlai. Cominciai ad orinare senza controllo. Non riuscivo a sentire altro che le mie urla e le percosse delle guardie”.
“Ci proibirono di parlare di morte per fame. Come si poteva morire di fame in una società socialista?. Era fonte di imbarazzo per i cinesi. Tornarono a fare l’appello e lunghi silenzi seguivano i nomi dei morti”.
“Ma le manette non potevano controllare il mio modo di pensare. La mia educazione religiosa mi dava la pace dell’anima. I ceppi erano solo segni esteriori di prigionia: avevo sempre il potere di dare libero spazio ai miei pensieri”.
“Avevamo adottato svariate tecniche di dissimulazione per non rivelare mai nè gioia nè tristezza. Questi sentimenti umani così naturali non potevano essere espressi liberamente. Si doveva mostrare collera o entusiasmo solo quando il Partito lo riteneva appropriato”.
“Come monaco buddista mi era stato insegnato a considerare la vita umana come la cosa più preziosa del mondo e mi dava coraggio l’idea di dimostrare ai miei tormentatori che non mi avevano sconfitto, che avevo ancora la forza di vivere”.
“I prigionieri zelanti che avevano denunciato gli altri detenuti erano di solito premiati con una foto di Mao o una copia del libretto rosso. Ogni anno diversi prigionieri erano condannati a morte per aver rifiutato di mendarsi”.
Palden Gyatso è un vecchio monaco che ha vissuto la dura repressione cinese dopo l’invasione del Tibet nel 1949. Richiuso per 33 anni è stato il primo prigioniero a parlare davanti alle Nazioni Uniti per raccontare le atrocità vissute dal popolo tibetano. Una storia che aiuta a capire cosa sta succedendo ancora oggi nella regione delle nevi. “Tibet, il fuoco sotto la neve” è l’incredibile testimonianza delle sue persecuzioni e della capacità del popolo tibetano di non piegarsi mai. Il libro rende un chiaro quadro della storia recente del Tibet e di come l’antica civiltà buddista sia stata brutalmente distrutta.
