“[…] In Nepal c’è una rivoluzione in corso. Non la rivoluzione maoista, ma la rivoluzione democratica avviata negli anni Trenta. Quella rivoluzione incompleta ha dato origine a due democrazie di brave durata, una nel 1950 e l’altra nel 1990. E ora, se il re estremista e i maoisti estremisti deponessero le armi e arrivassero a un accordo con il centro democratico, si potrebbe ristabilire la democrazia, abbracciando i movimenti per i diritti delle donne, dei dalit, delle minoranze etniche, dello sfruttamento delle risorse naturali da parte dei locali, dei movimenti sindacali… Mentre nei nostri primi tentativi di democrazie ci veniva chiesto di accontentarci di qualche libertà (di parola e di assemblea), ora vogliamo anche l’uguaglianza sociale ed economica. In poche parole, vogliamo la democrazia.
[…]
È sintomatico della nostra era postmoderna che ci imbarazzi dire qualcosa di semplice come: “voliamo la democrazia” – uno slogan fondamentale del movimento popolare del 1990. Fa parte del nostro Zeitgeist l’idea di ritirarci dall’idealismo in un’ironia sagace, e nella sua fonte, la disperazione. Eppure nulla in questo momento è più vitale per il Nepal che riconquistare la democrazia, che si tratti di ritornare alla costituzione del 1990 o di stracciare quel documento in favore di uno statuto nuovo, meno viziato. Tutti i vecchi idoli sono caduti. Né la monarchia, né i nostri leader democratici falliti, né miti o relitti nazionali vanno conservati se costituiscono un ostacolo. Solo la democrazia conta, e la sovranità del popolo nepalese. È tempo di immaginare un nuovo Nepal. Ed è ora di farlo in pace.” (Manjushree Thapa, Forget Kathmandu, Neri Pozza Ed., 2006)
Ieri, 28 maggio 2008, l’Assemblea Costituente a maggioranza maoista, democraticamente eletta il 10 aprile scorso con lo scopo di scrivere una nuova Costituzione per il Nepal, ha proclamato la fine della monarchia e l’inizio della repubblica. Davanti al palazzo sede dell’assemblea sono esplosi tre ordigni.
#1. massi scrive:
“[…] In Nepal c’è una rivoluzione in corso. Non la rivoluzione maoista, ma la rivoluzione democratica avviata negli anni Trenta. Quella rivoluzione incompleta ha dato origine a due democrazie di brave durata, una nel 1950 e l’altra nel 1990. E ora, se il re estremista e i maoisti estremisti deponessero le armi e arrivassero a un accordo con il centro democratico, si potrebbe ristabilire la democrazia, abbracciando i movimenti per i diritti delle donne, dei dalit, delle minoranze etniche, dello sfruttamento delle risorse naturali da parte dei locali, dei movimenti sindacali… Mentre nei nostri primi tentativi di democrazie ci veniva chiesto di accontentarci di qualche libertà (di parola e di assemblea), ora vogliamo anche l’uguaglianza sociale ed economica. In poche parole, vogliamo la democrazia.
[…]
È sintomatico della nostra era postmoderna che ci imbarazzi dire qualcosa di semplice come: “voliamo la democrazia” – uno slogan fondamentale del movimento popolare del 1990. Fa parte del nostro Zeitgeist l’idea di ritirarci dall’idealismo in un’ironia sagace, e nella sua fonte, la disperazione. Eppure nulla in questo momento è più vitale per il Nepal che riconquistare la democrazia, che si tratti di ritornare alla costituzione del 1990 o di stracciare quel documento in favore di uno statuto nuovo, meno viziato. Tutti i vecchi idoli sono caduti. Né la monarchia, né i nostri leader democratici falliti, né miti o relitti nazionali vanno conservati se costituiscono un ostacolo. Solo la democrazia conta, e la sovranità del popolo nepalese. È tempo di immaginare un nuovo Nepal. Ed è ora di farlo in pace.” (Manjushree Thapa, Forget Kathmandu, Neri Pozza Ed., 2006)
Ieri, 28 maggio 2008, l’Assemblea Costituente a maggioranza maoista, democraticamente eletta il 10 aprile scorso con lo scopo di scrivere una nuova Costituzione per il Nepal, ha proclamato la fine della monarchia e l’inizio della repubblica. Davanti al palazzo sede dell’assemblea sono esplosi tre ordigni.